Simonetti :dichiarazione di voto Legge di Stabilità 2016 del 19.12.15 • Roberto Simonetti

Simonetti :dichiarazione di voto Legge di Stabilità 2016 del 19.12.15

Inserita domenica, 20 Dicembre 2015 | da: roberto simonetti
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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Simonetti. Ne ha facoltà.

  ROBERTO SIMONETTI. Grazie, signor Presidente.

  PRESIDENTE. Signora !

  ROBERTO SIMONETTI. Signor Presidente, grazie.

  PRESIDENTE. No, no, signora, perché io non sono un uomo.

  ROBERTO SIMONETTI. Fa lo stesso.

  PRESIDENTE. Non fa lo stesso, perché allora lei è deputata.

  ROBERTO SIMONETTI. Sì, guardi non stiamo qui a discutere.

  PRESIDENTE. Allora, io sono il signor Presidente, se lei è deputata.

  ROBERTO SIMONETTI. Mi lasci parlare, io, per favore, dico quello che voglio, mi rivolgo alla Presidenza come voglio.

  PRESIDENTE. No, no, lei non si rivolge alla Presidenza come vuole. Lei rispetta la Presidenza.

  ROBERTO SIMONETTI. Io mi rivolgo come voglio e lei se vuole mi chiami onorevole e non deputato, così facciamo ancora prima.

  PRESIDENTE. Lei si rivolga con rispetto.

  ROBERTO SIMONETTI. Io ho rispetto e si chiama Presidenza.

  PRESIDENTE. Presidenza, sì.

  ROBERTO SIMONETTI. La Presidenza ? L’ufficio di Presidenza. Ma lei è il Presidente.

  PRESIDENTE. No, io sono la Presidente.

  ROBERTO SIMONETTI. Va bene.

  PRESIDENTE. Non va bene, è la grammatica. Abbia pazienza.

  ROBERTO SIMONETTI. All’una e mezza ! Allora questa legge di stabilità verrà ricordata per l’incapacità sua e del presidente Rosato di saper gestire l’Aula sulla legge di stabilità.

  PRESIDENTE. Chiaramente.

  ROBERTO SIMONETTI. È impossibile che un Parlamento di uno Stato democratico si trovi all’una e mezza a non aver ancora chiuso la legge fondamentale.

  PRESIDENTE. Questo è un accordo della Conferenza dei presidenti di gruppo.

  ROBERTO SIMONETTI. Siete degli incapaci a gestire l’Aula.

  PRESIDENTE. Il suo gruppo era presente alla Conferenza dei presidenti di gruppo, c’è stato l’accordo.

  ROBERTO SIMONETTI. Lei è incapace a gestire l’Aula !

  PRESIDENTE. Faccia autocritica perché il suo gruppo ha dato il parere favorevole.

  ROBERTO SIMONETTI. Per fare delle marchette, per fare una legge di stabilità aperta, giusto per soddisfare la campagna elettorale a preferenze dell’Italicum che voi avete creato, voi state bloccando un Parlamento. Lei che e il presidente del gruppo del Partito Democratico avete messo in condizioni questo Parlamento, da sempre, di non essere in grado di stabilire un ordine del giorno certo, preciso, tale per cui ci sono una schiera di parlamentari che non sanno se possono andare a casa, stare qui a lavorare o andare a casa a vedere le proprie famiglie, perché non siete capaci di organizzarvi.

  PRESIDENTE. Stiamo lavorando, mi pare evidente che stiamo lavorando. Faccia il suo intervento, faccia il suo intervento.

  ROBERTO SIMONETTI. Posso entrare nel merito Presidente.

  PRESIDENTE. Con piacere, grazie.

  ROBERTO SIMONETTI. Questa legge di stabilità verrà ricordata appunto per quello che ho già accennato, per questo suk indecente che ha riaperto la strada della Prima Repubblica dalla gestione della legge di stabilità. Lei doveva esserci in alla Commissione bilancio: nell’ultima ora ogni deputato di maggioranza aveva un suo emendamento di spesa, ogni deputato di maggioranza è arrivato con il suo emendamento da farsi approvare, tanto che oggi c’è una paginata sul Corriere della Sera di tutta questa serie di marchette che dopo le vado a elencare che fanno sì che non è stata rispettata – non è stata rispettata ! – la legge che istituisce il nuovo metodo della legge di stabilità che è quello dell’evitare il micro-settoriale, il particolare. Abbiamo spese da 100.000 euro cosa che si fanno nei consigli comunali, nei consigli provinciali, altro che legge dello Stato, delle prospettive di spesa per cori, bande e musica. Ma le sembra una cosa normale lei non avrebbe dovuto accettare questo tipo di emendamento altro che farmi la paternale a me. Guardi Presidente, che qua, tra l’altro, c’è un ricorso all’indebitamento indecente: 35 miliardi di indebitamento per far chiudere i bilanci di questo marchettificio che avete creato, ma non andando a ridurre la spesa dello Stato centrale, non facendo la spending review, altroché, l’avete bloccata la spending review, avete mandato a casa quattro commissari, avete mandato a casa Cottarelli, Bondi, Giarda, Canzio, avete mandato a casa tutti coloro che vogliono tagliare le unghie a questo Stato centrale che da sempre non vuole cambiare. Uno Stato peloso, centralizzato, romanocentrico, che fa tutto tranne che cambiare se spesso da vent’anni a questa parte e con voi trova anche buon gioco perché voi fate le leggi di stabilità che vanno a debito e poi per quel poco credito che è ottenuto del taglio agli enti locali e alle regioni, almeno a 29 miliardi in quattro anni, andate a tagliare alle regioni. Poi ci sono gli emendamenti di quelli che dicono che le regioni non devono aumentare il ticket per quadrare i bilanci. Ma dovete dargli i soldi alle regioni non dovete tagliargli i trasferimenti alla sanità. Poi si fanno le minimarchette per gli amici, tutti fanno spending review, gli enti locali, le società partecipate, le regioni, ma non l’ENIT della Christillin e non il Maxxi della Melandri, Loro no, sono amiche e le amiche non possono fare spending review, altrimenti come fanno poi a ricercare consenso per chi le ha nominate. E questa non è una vergogna ? Questa non è una vergogna signor Presidente. Uno Stato centrale che non cambia. Con la TASI, va bene il cittadino non paga, ma il risultato politico è la sudditanza dai comuni allo Stato centrale, perché non si ha più una previsione di spesa autonoma, non si ha più l’autonomia finanziaria, un’autonomia fiscale.

  I comuni sono succubi dello Stato, dipendendo dai trasferimenti. I sindaci sono degli esattori e non sono più delle persone che possono soddisfare le esigenze dei loro elettori: sono solo degli esattori per pagare i ministeri, per trovare i soldi per fare andare avanti i ministeri. Questa è una legge di stabilità e vi è un altro emendamento che lei, Presidente, non avrebbe dovuto fare inserire, che è l’emendamento che fa confluire all’interno della legge di stabilità il testo del decreto-legge sulle banche.
Un’altra forzatura ! Perché non è intervenuta a dire che non c’entrava un tubo con la legge di stabilità ? Perché ? Perché non lo ha detto ? Questo non ce l’ha ricordato ! Anzi, altre cose non ci sono state dette dal Ministro Boschi, quando qui è venuta con una finta modestia e un’arroganza fatta da chi dice di non essere arrogante. Non ci ha spiegato perché le plusvalenze che vengono a essere ottenute dalle banche ponte non finiscono nel fondo di solidarietà dei correntisti che sono stati gabbati, perché avete voluto azzerare il valore delle azioni e non lo avete messo a prezzo, in modo tale da poter dare qualcosa a questi correntisti, perché non avete previsto per i componenti dei CdA, e qui sarebbe stato interessante che ce lo avesse spiegato il Ministro Boschi, delle quattro banche la perdita del requisito di onorabilità, che è una richiesta della legge bancaria.
Di fatto, non è stata fatta fallire nessuna banca, in modo tale che questi fossero tutti puliti, tutti lindi. Non le avete fatte fallire soprattutto per questo, non per altro; così i consiglieri di amministrazione sono tutte persone tranquillamente ricandidabili e possono ricoprire gli stessi ruoli, anche, per esempio, nel futuro delle banche ponte. Perché non avete previsto, tra l’altro, il diritto di risarcimento del danno diretto da parte dei correntisti ? Perché avete tolto la possibilità dell’autotutela da parte di chi si è visto, tra virgolette, anche truffato, e invece devono poter ricorrere solo attraverso i fondi ?
Questi obbligazionisti subordinati non possono rivalersi neanche attraverso una class action. Poi, sulla sicurezza, quando la Lega, quando Molteni, in Aula, interveniva, sempre a prenderci in giro e a ridere: non c’è un pericolo di sicurezza, i cittadini sono tutti sicuri, non c’è nessun tipo di preoccupazione. E poi cercate di mettere dei fondi, ma li mettete in maniera iniqua, in maniera non certo completa: 80 euro un anno e neanche a stipendio; così, a contributo.
Quindi, noi abbiamo chiesto la stabilizzazione degli 80 euro e ci avete riso dietro. Non c’è lo sblocco del turnover, ci sono 15 milioni per le dotazioni, che non riescono neanche a comprarsi davvero i giubbotti antiproiettile. Non c’è la decontribuzione dei sistemi di sicurezza. Avete escluso i piccoli commercianti, ma lo sappiamo tutti che i tabaccai, i piccoli orefici, tutti i commercianti diffusi hanno un sacco di problemi con la microdelinquenza e ci sono stati anche in Piemonte, per esempio ad Asti, degli omicidi all’interno di queste strutture, proprio perché ci sono dei furti continui.
E, poi, la parte più ridicola e, nello stesso tempo, pericolosa, perché dà il la di come voi volete prendere in considerazione le problematiche legate alla cultura islamica, alla cultura araba, a tutto quel mondo lì. Per riuscire, voi scrivete nel testo di un emendamento, ad accelerare in riferimento alla sicurezza, create un fondo per alimentare gli studi della cultura dell’oriente e della cultura africana. Cioè, sostanzialmente, volete dire: noi vi paghiamo con 3 milioni all’anno e voi non venite in Italia a metterci le bombe. È una resa totale da un punto di vista culturale, etico, sociale e civile !
Per non arrivare, poi, alle marchette: una delle marchette più vergognose è stata quella che siamo riusciti, in Commissione, a non far inserire nel testo, che è quella legata all’aeroporto di Firenze (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini). Passare sopra la VIA, le norme urbanistiche e paesaggistiche, tutto: Renzi vorrebbe fare di tutto, tranne che seguire la normativa che tutti gli altri debbono seguire.
Così come l’acquisto degli immobili per il comune di Firenze; il fondo per una fondazione legata alla moglie di un deputato qui presente è già stato oggetto di dibattito anche oggi in Aula.
Poi ci sono 3,5 milioni per gli sloveni, un milione per la Fondazione EBRI, un milione per il Festival cori e bande, 5 milioni per l’ambito delle costiere della BAT, un milione per le scuole paritarie all’estero, 5 milioni per la valle di Vallo, 20 milioni per la Sicilia, che, immancabilmente, a ogni finanziaria, si porta a casa vagonate di soldi.
Oltre novecento milioni che sono stati dati con un altro emendamento. Cinque milioni al rione Sassi di Matera. E poi la vera marchetta di Renzi, la vera marchetta elettorale per le prossime amministrative: i 500 milioni del fondo periferie; un fondo periferie che non seguirà sicuramente l’iter normale, come quello dei piccoli comuni, come quello dei 6 mila campanili. No, il nucleo di valutazione sarà all’interno della struttura della Presidenza del Consiglio. Il fondo sarà inserito all’interno del bilancio dalla Presidenza del Consiglio, e quindi deciderà Renzi a chi fare arrivare questi fondi, a cui parteciperanno i comuni, di fatto, in cui si andrà a elezioni.
A giugno ci saranno elezioni delle città metropolitane di Torino, di Bologna, di Milano, di Napoli, e via e via e via, e, secondo me, guardate che saranno proprio quelli i comuni che riceveranno i fondi da parte della Presidenza del Consiglio, in cui ci sarà scritto «caro Piero, caro chi si candiderà a Milano, Matteo ti manda i tuoi 100 milioni di rito per farti la tua bella campagna elettorale»(Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini).
E questo qui, cara signor Presidente, è un metodo che non ci va, è un metodo che si avvicina molto a quello del «Marchese del Giglio», che diceva «io so io e voi non contate un cazzo» (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini – Congratulazioni) !


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